"Il rione di San Frediano è "di là d'Arno", è quel grosso mucchio di case tra la riva sinistra del fiume, la Chiesa del Carmine e le pendici di Bellosguardo; dall'altro, simili a contrafforti, lo circondano palazzo Pitti e i bastioni medicei; l'Arno vi scorre nel suo letto più disteso, vi trova la curva dolce, ampia e meravigliosa che lambisce le Cascine. Quanto v'è di perfetto, in una civiltà diventata essa stessa natura, l'immobilità terribile e affascinante del sorriso di Dio, avvolge Sanfrediano, e lo esalta."


Con queste parole cinquant'anni fa Vasco Pratolini iniziava uno dei suoi romanzi più fortunati, "Le Ragazze di Sanfrediano". Io ho la fortuna di lavorare in questo quartiere, che sta diventando la Montmartre di Parigi. Finalmente l'amministrazione comunale ha restituito ai cittadini la splendida piazza S. Spirito, che con pochi ritocchi potrebbe trasformarsi nella piazza più parigina di Firenze. Finalmente molti ristoratori hanno aperto e continuano ad aprire i loro locali nel "Diladdarno", dove l'invasione dei turisti non è ancòra arrivata, quella degli ambulanti neanche, e speriamo che per i prossimi cinquant'anni l' Arno rimanga una ideale linea di demarcazione tra la pizza a taglio di via Calzaioli e i maltagliati col pesto al cavolo nero di via dell'Ardiglione.
Il ristorante "Cavolo Nero" si trova, per l'appunto, in via dell'Ardiglione, una strada curiosamente disegnata ad "elle", il cui segmento lungo corre parallelo a via dei Serragli, e quello corto confluisce in essa. Al numero civico 20 qualche metro prima del ristorante, una lapide ricorda che nel 1406 vi nacque Filippo Lippi, il quale pochi anni dopo prese i voti nel vicino convento del Carmine; qui lavorò insieme a Masaccio, di qualche anno più grande, e ne proseguì l'opera dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta nel 1428. Il Vasari poté al riguardo scrivere che "ogni giorno facendo meglio, aveva preso la mano di Masaccio, sì che molti diranno lo spirito di Masaccio essere entrato nel corpo di Fra' Filippo." Il quale, a mio profano avviso, ha dipinto la Madonna più bella della storia dell'Arte, l'unica che io conosca con gli occhi chiari, la celebre "Madonna con Bambino e due Angeli"; ma per ammirarla dobbiamo tornare indietro, attraversare l'Arno, e fare la fila agli Uffizi. Prima, visto che ci troviamo da queste parti, suggerisco di visitare il ristorante di Arturo Dori, dove potremo trovare e provare gioie culinarie non meno gratificanti di quelle artistiche, e comunque con esse perfettamente compatibili, se non addirittura complementari.